mercoledì 4 giugno 2014

un matrimonio

un matrimonio. un fottuto matrimonio.

una cerimonia dedicata ad una persona che consideravi un'amicizia preziosa, che ad un certo punto, senza comprenderne bene i motivi, si è allontanata lasciandoti in quel caos mentale che è ormai all'ordine del giorno.

però la partecipazione arriva e devi prendere una decisione. vado? non vado? è giusto andare? alla fine pensi che almeno ti farai una serata con amici che non vedi da tempo, un gruppo di persone a dir poco strabilianti che per un periodo della tua vita sono stati un faro, che però, per svariati motivi sono usciti lentamente dal tuo perimetro. chi per un nuovo amore, chi per un nuovo lavoro.

ho deciso. vado.

però sai bene cosa è successo dentro di te in questi ultimi due anni in particolare. c'è stato un subbuglio, una tormenta che è tutt'altro che terminata. i cocci sono ancora lì che volano trasportati da un ciclone, e sai che finchè non cesserà la tempesta e questi frammenti non si saranno posati a terra, tu non potrai rimetterli insieme. e io, con questa caciara nelle budella, come mi approccerò a loro?

ci penserò quando sarò lì.

però il nervosismo sale. e io, quando sono profondamente nervoso, so che sentirò i quadricipiti contrarsi, peggiorando considerevolmente la mia condizione. ma sarebbe ridicolo non affrontarla. non sono più un bambino. arrivo al piccolo paesino di montagna. parcheggi neanche a parlarne. vedo un amico che se ne inventa uno salendo su un marciapiede. lo seguo e lo imito. suono il clacson per richiamare la sua attenzione. potrei andare da solo, lontano da occhi indiscreti, ma preferisco gettarmi. "Vieni a prendere sto disabile!". faccio i complimenti alla sua fidanzata e ci dirigiamo verso la chiesa, costeggiando un panorama invidiabile. uno ad uno spuntano tutti, e li saluto, sinceramente felice di vederli.

finita la cerimonia ci dirigiamo verso l'Umbria per la cena. ad aprire, il classico buffet, pratica che io ovviamente non amo per ragioni pratiche. mi chiedono se devono portarmi un piatto e io accetto. sono come sono, è tanto che non ci vediamo, d'accordo, ma io non ho voglia di nascondere la testa nella sabbia. le conversazioni si animano. i brindisi si moltiplicano. si avvicina un'amica che ti chiede come stai, e dopo un breve preambolo le dici che "Oh, mi siete mancati,cazzo". "Anche tu ci sei mancato. e pure noi siamo stati distanti". e cominci a dubitare di te stesso, pensando che forse la solitudine e la chiusura nella quale ti sei relegato non dipende davvero solo dalle incomprensioni delle persone che hai intorno, ma da quelle che tormentano il tuo animo. a più riprese durante la serata si avvicina un'altra ragazza, e ti abbraccia di continuo, e scopri che ti mancava da morire un semplice gesto d'affetto. ti accorgi che ti eri indurito all'inverosimile, perchè la paura di star male, di provare un senso di abbandono, sarebbe stata una ferita mortale. e via con altri dubbi, con la domanda "Ma io starò facendo il giusto percorso?"

prima di partire il saluto alla sposa. che ti abbraccia talmente forte da stritolarti. che ti dice:"io non dimentico le persone solo perchè passano mesi, magari anche anni senza vederci. ti voglio un casino di bene".

sono tornato a casa frastornato, confuso. per l'ennesima volta le certezze che mi ero cementato nella mente riguardo le persone, sono cadute come un castello di sabbia. ero convinto di aver intrapreso la strada giusta, da percorrere da solo, con le mie forze, reggendone il peso. ne ho ignorato le diramazioni, ed ora non sono per nulla convinto di aver fatto bene. ho visto solo il peggio delle persone, rimanendo insensibile a quanto di buono c'è. non esiste un manuale per affrontare certe situazioni. non si impara mai.

per una volta però, che bello.

3 commenti:

  1. Davvero "Che bello!"
    Lamps.
    Aluya

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  2. Mi hai fatto venire prima i brividi, e non perdo tempo a spiegartene la ragione.
    Poi un pochino di magone, ma passato subito che dopotutto manco ti conosco e la mia empatia col prossimo è assai limitata.
    E dopo... be' alla fine del post lo hai detto anche te: che bello a volte.

    Non ti chiederò scusa per lo sproloquio, avevo qualcosa da dirti e lo ho fatto.
    Che... di lasciare passare il post sotto silenzio mica mi andava.
    Io che sto zitta... potrebbe essere pericoloso. ;-)

    Ciao

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